Giuseppe Leopoldo Sanseverino (1676-1727), undicesimo principe di Bisignano, scelse l’aria salubre e la natura rigogliosa di Acri per erigervi una dimora estiva imponente e fastosa, a cui il detto popolare attribuiva 365 stanze, una per ogni giorno dell’anno. I lavori furono affidati a Roberto Vangieri di Rogliano, “architetto e ingegnere” al quale si deve gran parte dell’opera di costruzione.
Centro nevralgico della vita cittadina nella prima metà del Settecento, il Palazzo era frequentato dalle più eminenti personalità dell’epoca; il Santo Angelo d’Acri, al secolo Lucantonio Falcone (1669-1739), protettore della città e all’epoca vicino di casa del principe (il convento dei cappuccini è a poche decine di metri), vi si recava spesso per perorare le cause degli ultimi prima con Giuseppe e poi con suo figlio Luigi (1705-1772).
Giuseppe Leopoldo Sanseverino (1676-1727), undicesimo principe di Bisignano, scelse l’aria salubre e la natura rigogliosa di Acri per erigervi una dimora imponente, a cui il detto popolare attribuiva 365 stanze, una per ogni giorno dell’anno. Notevoli i saloni del piano nobile, affrescati da Donato Vitale tra il 1714 e il 1718, la Sala del Consiglio e la misteriosa Sala delle Colonne, il cui ingresso nel cortile interno è ornato da due fontane murarie e la cui destinazione d’origine è controversa.
Al principe Luigi, che si stabilì ad Acri in pianta stabile, si dovrebbe la costruzione di una enorme riserva di caccia, le cui mura, partendo dal retro dell’edificio, si inerpicavano per chilometri attraverso la Sila Greca fino a lambire il Mar Ionio nel territorio di Rossano: un’area che mantiene ancora oggi il toponimo popolare di “Caccia”.
Notevoli i saloni del piano nobile, con gli affreschi raffiguranti il Ratto di Proserpina e L’allegoria del tempo, che Donato Vitale realizzò tra il 1714 e il 1718, e la misteriosa Sala delle Colonne al piano terra, che si affaccia sul cortile interno a pianta quadrata occupando l’intera ala est dell’edificio. L’enorme sala è tagliata a metà da una fila di archi sorretti da otto colonne di pietra in stile tardo cinquecentesco e presenta sulle pareti più lunghe quarantasei nicchie la cui destinazione d’origine è tuttora controversa e indurrebbe a pensare a un edificio sacro preesistente.
Misterioso è pure il significato dell’affresco al piano terra, in quella che è attualmente la prima sala del Museo d’arte contemporanea MACA, raffigurante strani quadranti simili a orologi che potrebbero riferirsi a pratiche alchemiche. Del resto, frequentatore abituale del castello era il celebre alchimista Raimondo di Sangro, principe di Sansevero e cugino di Luigi…
Nell’Ottocento nel palazzo si stabilì la famiglia dell’eroe di Sapri, Giovan Battista Falcone, che trascorse l’infanzia tra le sue mura.
Degradato e abbandonato nel corso del Novecento, è stato restituito alla cittadinanza solo negli anni Ottanta, per essere sottoposto a un lavoro di restauro terminato nel 2000.
Oggi è il Palazzo della Cultura di Acri.
MACA
MACA, Museo d’Arte Contemporanea, ospita l’esposizione permanente dedicata all’artista di origini acresi Silvio Vigliaturo e interessanti rassegne di arte da tutto il mondo, con un occhio di riguardo alla produzione calabrese contemporanea.Museo del Risorgimento
MACA, Museo d’Arte Contemporanea, ospita l’esposizione permanente dedicata all’artista di origini acresi Silvio Vigliaturo e interessanti rassegne di arte da tutto il mondo, con un occhio di riguardo alla produzione calabrese contemporanea.
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